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ti ricordi a febbraio, “l’inizio del virus”…

c’era una volta (e c’è ancora) il #covid

avevo iniziato ad annotare appunti non appena mi si evidenziavano notizie, comportamenti, riflessioni,… così, per lo “sfizio” di andarmeli a rileggere più in là nel tempo. Li ripropongo qui sotto.


22 feb. 2020: tutto è cominciato con “il coronavirus é poco piú di un’influenza!


1 marzo 2020: istruzioni su come lavarsi le mani

da qualche giorno sono disponibili, sia stampate che a video, corredate da dettagliati disegni e/o foto/video; meno male che la “questione” non interessa parti intime,… sennò a porno si finiva.


4 marzo 2020: all’estero stanno giocando con le freccette

tanto lo riaggiustamo

11 marzo 2020: il coronavirus è pericoloso per l’Italia intera


13 marzo 2020: le mascherine

fonte: “Corriere” 11mar2020

Se non è come già affermato dagli esperti, che questi ultimi rettifichino.

da L’AriaCheTira de La7 del 19marzo: “indossare la mascherina non é un obbligo giuridico; la raccomandazione é quella di tenere una distanza di sicurezza di almeno un metro, e si suggerisce di usare la mascherina nei casi in cui la distanza di sicurezza potrebbe non essere rispettata, ad es. nei negozi, in treno, pullman (Associazione Nazionale Funzionari Polizia).

14 marzo 2020: é il tempo dell’ #andràtuttobene

… e dei canti dai balconi.

(“ci stiamo” cagando sotto)


18 marzo 2020: in Molise monta la preoccupazione

#StattALaCasa,… e se proprio devi uscire…


22 marzo 2020: il virus arriva negli Stati Uniti

…e i nostri media nazionali scoprono che in inglese isolamento si dice LOCKDOWN (e ne sono entusiasti, mettendolo pure sui maccheroni).


28 marzo 2020: è un disastro!

mamma mia

e doveva essere poco più di un’influenza (della serie “mi dicono che non é vero” )

30 marzo 2020: spuntano le previsioni sul termine del contagio

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3 aprile 2020: in arrivo un altro “mi dicono che non é vero”

mò non é vero piú che basta restare a un metro di distanza


8 aprile 2020: solidarietà tra stati?

prima l’Italia, e gli altri a guardare. Poi se ne sono dovuti accorgere Francia e Spagna, e GranBretagna e Usa a “guardare”. Poi il coronavirus “assaporato” da queste ultime due, e la Svezia a “guardare”. Mò pure la Svezia esclama “occàzz’!”.

morale della favola: ogni paese si sente superiore a tutti gli altri in termini di capacità e invulnerabilità, ma, a conti fatti, si sono solo dimostrati ciechi! Soprattutto la Svezia, con tutte le evidenze che aveva attorno.

E se sono ciechi su questioni che gli riguardano, si potrà mai contare sulla loro solidarietà?


9 aprile – 14 maggio 2020: stiamo galleggiando


continua, deve! continuare, ‘chè deve finire (prima il virus poi il galleggiamento)


adda passà ‘a nuttata!

quando sarà andato tutto bene,
avremo, da nord a sud, imparato qualcosa?

“…totale assenza, nella società contemporanea, di condivisione dei sentimenti, delle frustrazioni, delle problematiche più profonde. Pur “riempiendoci la bocca” di parole che rimandano al condividere con gli altri contenuti, non esitiamo a continuare a competere gli uni gli altri per il raggiungimento di un primato, a danno di qualcun altro…” (Michele Govoni)

#andràtuttobene ma
#noncambieràunabeataminchia


Siamo arrivati a fine ottobre 2020

di certo è che
le mani non ce le laviamo più ma ce le igienizziamo, i locali non si disinfettano più ma si sanificano, i pulmann non si riempiono più al 100% ma al 50% (anzi no, all’80%; ma no è troppo), a scuola la distanza tra i banchi si misura con la tolleranza di un centimetro, ma poi si esce fuori come un mandria di gnu…

29 ottobre 2020: chiacchiere da bar, anzi no, da piscina

“tu che hai paura del virus fai bene a mettere la mascherina, ma non puoi obbligare me a metterla ‘ché paura non ce l’ho; e se dovessi ammalarmi a te non te ne deve fregare”

Convinzioni come questa dimostrano che la “comunicazione” sui sistemi di protezione non é adeguata né efficace, essendoci chi non ha capito il perché della mascherina (non protegge chi la indossa ma serve per non conteggiare gli altri). E la signora non comprende che se si ammala lei siamo tutti noi a pagarle le spese per curarsi.


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